09/12/2019
La conformazione geologica del nostro Paese fa sì che sia impossibile tracciare una semplice distinzione delle zone in base al clima: in Sicilia, per esempio, ci sono aree montagnose che subiscono cali di temperatura simili alla Valtellina, mentre in Liguria alcuni comuni, come Imperia, hanno un clima paragonabile a quello di Napoli e Taranto.
Le zone climatiche identificate in Italia sono 6 e, nonostante in media si accenda il riscaldamento solo quando la temperatura esterna scende a 14,5°C, mantenendo quella interna a 21°C, se si osserva più nel dettaglio si scopre come le abitudini degli italiani, apparentemente, sono molto diverse. Lo rivela uno studio pubblicato da tado°, azienda tedesca specializzata nella gestione intelligente del clima domestico, a poco più di una settimana dall’ultimo limite imposto per l’accensione dei riscaldamenti.
La temperatura esterna media necessaria per far sì che gli abitanti della zona A e B accendano per la prima volta il termostato (gli ultimi a poterlo fare, rispettivamente lo scorso 15 novembre e 1 dicembre) è di 16,5°C. I nordici, ma anche gli abitanti del centro Italia, identificati come zona E, invece, aspettano che scenda a 14°C, mentre chi vive nelle zone più fredde (F) resiste fino a quando la temperatura scende a soli 13°C. Il grado di calore medio interno, inoltre, passa dai 22,5°C per i primi indicati ai 21°C per tutti gli altri.
Non c’è da stupirsi di questi risultati: chi vive in aree più fredde tende a resistere più a lungo prima di accendere il riscaldamento, ma ci sono alcune piccole eccezioni. I palermitani, ad esempio, nonostante facciano parte delle zone considerate più calde, sembra che abbiano più tempra dei propri vicini, perché accendono il termostato solo quando la temperatura esterna scende a 14°C e mantengono un’atmosfera interna di 22°C, in modo molto simile ai milanesi, che invece resistono poco meno: 14,5°C è la temperatura massima oltre il quale cedono all’accensione dei termosifoni e mantengono 21,5°C in casa.
Anche Roma (zona D) e Napoli (zona C) possono essere accomunate per abitudini simili, benché appartengano a due diverse zone: entrambe eccedono di 0,5°C le temperature medie indicate nelle loro aree di riferimento, soprattutto per quanto riguarda il calore interno, rispettivamente di 21,5°C e di 22°C.
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I dati sono abbastanza in linea con quelli dei Paesi più vicini, come la Francia e il Belgio, entrambi con una media di 21°C interni sin da quando il clima esterno scende ai 14°C. I paesi europei più resistenti ai freddi invernali, invece, sono la Danimarca e l’Austria, che aspettano che le temperature scendano a 12°C per accendere il riscaldamento e in questo modo si aggiudicano anche il primato di nazioni più ecologiche. Anche il Regno Unito, la Germania e l’Olanda si contraddistinguono per le buone abitudini: attivano i termosifoni ai 13°C ma mediamente mantengono una temperatura leggermente più bassa in casa, sui 20°C.
Anche un solo grado, infatti, può fare la differenza: il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici e dell'industria rappresentano la metà del consumo energetico dell'UE, mentre oltre tre quarti del consumo energetico domestico proviene dal riscaldamento e dall'acqua calda. Una ricerca dell'Energy Saving Trus ha dimostrato che abbassare il calore di appena 1°C aiuta a risparmiare circa 90 euro all'anno sulla bolletta energetica di una famiglia media. Inoltre, l'uso di termostati intelligenti può garantire che le case e gli ambienti siano riscaldati solo quando sono occupati, risparmiando fino a un terzo sulla bolletta energetica.
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